Socialismo Rivoluzionario - Editoriale "La Comune" 110
abbiamo un sogno rivoluzionario
UNA COMUNITÀ UMANA
CONTRO TUTTI I RAZZISMI
Intravediamo cronache di un futuro possibile. Le comunità e le minoranze che risiedono o passano in queste terre si incontrano, si conoscono e si scambiano, doni reciproci di pace e fratellanza, di rispetto e comprensione. Dialoghi serrati dove i corpi e i tratti somatici dicono assieme alle parole delle sorprendenti assonanze non meno che degli intricati nodi da sciogliere. Generazioni diverse si mischiano e si combinano, si raccontano e si insegnano, si spalleggiano e si contraddicono, si ri-conoscono vicendevolmente nelle radici antiche misteriosamente affascinanti. L’insorgere gioioso e serio di questa Babele appena cominciata è già gonfio di un avvenire promettente e problematico, mentre è carico di un passato triste che ancora non passa. Deflusso multicolore, caotico e funky dal Palasport, guazzabuglio etnico e dialettale segnalato dappertutto, diverse sinistre osservano stupite e moderano la loro tradizionale litigiosità: c’è qualcosa di nuovo e più importante per cui impegnarsi. Una donna senegalese insiste che bisogna continuare e concretizzare, trovare il modo, un anziano pachistano la osserva e sembra annuire, un adolescente cingalese si infiamma ma un saggio rom lo tiene a freno, una ragazza della Garbatella suggerisce un luogo dove vedersi in settimana, una giovane iraniana sgrana gli occhi e silenziosamente organizza l’appuntamento. Intanto gracchia un giornale radio: il governo di centro qualcosa è costretto a mitigare le misure di schedature contro
gli immigrati...
Torniamo, con questo sogno di impegno e di lotta, alle cronache drammatiche del presente per capirne il significato e provare a fronteggiarlo. Il razzismo dilaga nel belpaese, come una macchia d’olio superficiale ma tenace, appiccicosa, sporca, odiosa, pericolosa, spesso letale. È un veleno sparso dall’alto, dai poteri oppressivi così ipocritamente confluenti, così vergognosamente bipartisan, con il sovrano di centrodestra inseguito dagli sceriffi di centrosinistra nella caccia agli “irregolari”. Padroni e politici parlamentari hanno bisogno di manovalanza a basso costo, usa e getta, per i lavori più pesanti ed umili, sfruttano senza pietà i nuovi schiavi escludendoli dal loro demos nazional-popolare. Perciò scatenano le loro forze di polizia, schierano l’esercito e tollerano bande fasciste e teppisti improvvisati in difesa di un potere sempre più oppressivo e prepotentemente totalitario che arresta, reprime, picchia e processa immigrati, antirazzisti e trasgressivi in genere, presunti o reali. Ma questo veleno si diffonde dal basso, viene assunto e trasmesso dall’operaio del nord iscritto alla CGIL e leghista dell’ultima ora, dalla casalinga emiliana che ovviamente vota PD, dal giovane dei quartieri spagnoli che non vota e spera nella camorra.
Il razzismo democratico è popolare: amaro condimento di illusioni meschine, espressione rabbiosa di una sudditanza volontaria basata sul particolarismo misero, sulla logica padronale indotta dall’abitudine (anche) televisiva, sulla tensione malefica ad arraffare subito tutto il possibile, cacciando e demonizzando gli “altri”. Persino nelle comunità immigrate oltre al comprensibile timore che serpeggia, si insinua la tentazione a sottomettersi per scelta, casomai combinata con pregiudizi a loro volta razzisti verso altre comunità.
La visione gretta di questo razzismo scaturisce da un egoismo di corto respiro ma denso di orride conseguenze: porta alla protervia nazionalista, si intreccia alle logiche e pratiche guerrafondaie tipiche dello Stato italiano, sfocia nello sciovinismo e nella xenofobia, si sposa alla reazione patriarcale e maschilista contro le donne, si combina alle frustrazioni sessuofobiche e omofobe, ignora e trascura la bellezza e la ricchezza dell’infanzia e della vita della specie tutta. Insomma non porta a nulla di buono per le persone che cercano di cambiare in meglio la propria esistenza.
Lo hanno intuito tanti fratelli e sorelle immigrati, tante persone comuni, le compagne e i compagni più attenti e sensibili, la gente di buona volontà che non si limita a credere nell’Aldilà, qualche intellettuale ed alcuni artisti che credono ancora nell’impegno civile, tante avanguardie spontanee e coraggiose che animano le province e le periferie di questo paese, i protagonisti immaginifici e tenaci di una sinistra diffusa stanca di aspettare la linea da un partito che non c’è. Iniziano a saperlo, reagiscono e assieme a noi prendono l’iniziativa, la riempiono di contenuti. Lo hanno capito quelle forze organizzate, di provenienza umanista o libertaria, che prontamente hanno risposto al nostro appello: unendoci abbiamo dato vita al comitato promotore per una manifestazione nazionale antirazzista. Più tardivamente stanno reagendo gruppi di obbedienza marxista che hanno cominciato ad aderire, speriamo che altre formazioni della sinistra sociale, sindacale e politica seguano questo esempio e si ingaggino conseguentemente.
La manifestazione del 4 ottobre può essere un passaggio significativo di un’iniziativa che deve diventare stabile, battente, creativa diffusa, è parte di un impegno essenziale che concerne il presente e il futuro di noi tutti, che riguarda i motivi più concreti e importanti della fase che viviamo: il riconoscimento e la rivendicazione della nostra comune umanità e degli inalienabili diritti delle comunità che la compongono, delle diversità, del dialogo e della fratellanza che possono renderci donne ed uomini liberi e migliori, contro ogni razzismo.
È cominciato un percorso che può insegnarci e prefigurare un nuovo modo di essere a sinistra, schiudere una prospettiva unitaria di pensiero e di azione per il bene comune che si rafforzi e si arricchisca anche nel confronto leale tra differenti principi ed opzioni.
La lotta muove i suoi primi passi, verso il 4 ottobre oltre il 4 ottobre, sarà lunga e difficile ma si nutre di un sogno e proverà a realizzarlo.
6 settembre 2008
Dario Renzi
Editoriale pubblicato su La Comune n. 110